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La Community di EIM si confronta sul tema del Turnaround

WORKSHOP | 7 OTTOBRE 2019, MILANO

Necessità di crescita accelerata, attività di acquisizione ed integrazione, riorganizzazioni per l’efficienza operativa, cambiamenti strategici, variazioni di perimetro e di azionariato.

Situazioni eccezionali ma frequenti, in una parola: Turnaround.

Si tratta di fasi di riorganizzazione profonda dell’azienda che richiedono cautela e consapevolezza, portando spesso con sé anche un riassetto del management.

In EIM siamo da sempre “esperti di Turnaround”, termine che per noi ha un’accezione positiva e virtuosa che mira alla crescita dell’azienda. Possediamo una nostra metodologia, diventata garanzia di successo e di gestione efficace, formalizzata oltre 10 anni fa nel manuale dedicato alla leadership del cambiamento che avevamo intitolato “I primi cento giorni”.

Seguendo la consueta formula orientata alla condivisione delle reciproche esperienze, nei giorni scorsi EIM ha radunato attorno ad un tavolo alcuni membri della sua Community – Imprenditori, Manager, Consulenti Indipendenti e fondi di Private Equity – che, nel corso del workshop “Il Turnaround come premessa per la crescita“, si sono interrogati sull’attualità delle regole sancite oltre un decennio fa.

Chi guida un turnaround, il Temporary CEO, e quando serve: Trasformazione aziendale e Turnaround.

Il workshop è stato una nuova occasione di incontro e scambio di opinioni tra manager che hanno raccontato come sono stati capaci di far tornare a crescere le aziende da loro gestite trasformando le operations e l’approccio al mercato.

È emerso quanto sia importante nella prima fase del cambiamento stabilire subito i necessari punti di appoggio, intesi come quei Manager e quelle risorse pronti ad abbracciare immediatamente il progetto e su cui poter fare affidamento. È allo stesso modo importante avviare già in questa fase le prime azioni operative per acquisire la necessaria velocità e creare entusiasmo attraverso l’evidenza dei primi risultati.

Inoltre, un elemento che accomuna tutte le situazioni, in un progetto di gestione del cambiamento, è senza dubbio la comunicazione. Questa è importantissima e deve essere fatta sia all’interno sia all’esterno…ma quando si può fare.

Ci sono fasi molto delicate durante le quali non è possibile comunicare all’esterno. Il tempismo è importante per non veicolare una nota stonata.

Ciò che è certo, però, è che non comunicare in fase di turnaround
significa rinunciare al turnaround.

È fondamentale gestire le alte aspettative generate nella fase iniziale riallineando le attese degli stakeholder e le tempistiche e dando la giusta priorità alle misure correttive.

Per questo è opportuno che in azienda sia presente una figura con grande expertise in grado di guidare l’azienda verso la crescita, strutturando in maniera organizzata ogni fase.

Servono figure che sappiano creare un giusto equilibro tra il tempo che viene dedicato alla gestione straordinaria dell’azienda e alle operazioni di mantenimento strutturale del business.

Ci vuole una specie di “vocazione” e la corretta seniority per essere il profilo ideale di “uomo del turnaround“.

A tal proposito citiamo un Interim Manager della nostra community, Roberto Mansanti, General Manager Group, FRIEM:

“Io non sono in azienda per fare carriera: sono qui per aiutarvi a svoltare, sono qui per supportare la vostra crescita.

Sono qui: usatemi!”

Questo è l’Interim Manager di EIM.

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Workshop EIM · 2019 · Milano

Partecipanti

  • Michele Bruno Managing Partner, EIM · modera
  • Andrea Forzi Former President, STI
  • Pierre Lahutte Former President, Iveco Brand
  • Riccardo Garrè CEO, Ferroli Group
  • Eugenio Cecchin CEO, Aico
  • Dino Falciola CEO, Oleodinamica Marchesini
  • Luca Marabottini CRO, Confidential EIM Assignment
  • Roberto Mansanti General Manager Group, FRIEM

Scarica l'agenda del workshop (PDF)

In sintesi

Dopo anni dedicati alla crescita, la community EIM torna sul turnaround, inteso non come liquidazione ma come intervento che salvaguarda il salvaguardabile e pone le basi per crescere di nuovo. Michele Bruno mette alla prova le sette regole del manuale EIM «I primi cento giorni», scritto oltre dieci anni prima, e chiede al tavolo quali reggano ancora e quali andrebbero aggiunte.

Il primo correttivo è condiviso: la rappresentazione che arriva dall'azionista va verificata, non presa per buona. Eugenio Cecchin (Aico) ricostruisce la situazione con interviste dal basso, Dino Falciola (Oleodinamica Marchesini) difende l'analisi di dettaglio che il libro sconsiglia, Pierre Lahutte (già Iveco) avverte che i KPI, come le medie, mentono. Riccardo Garrè (Ferroli) usa i KPI come leva sull'intera macchina manageriale, Luca Marabottini chiede segnali organizzativi immediati, Roberto Mansanti (FRIEM) si mette a disposizione dell'azienda con un «usatemi» e propone trenta giorni invece di cento. Il confronto più acceso riguarda i fondi di private equity: per un partecipante dalla sala non capiscono il turnaround, mentre Matteo, che ne gestisce uno, e Walter Benati descrivono un dialogo quotidiano e di lungo periodo. La regola che il tavolo aggiungerebbe è la gestione esplicita degli stakeholder finanziari.

Take-home messages

  • Trattare la rappresentazione di azionisti e proprietà come un'ipotesi da validare, non come un mandato: in un caso l'obiettivo assegnato è cambiato completamente venti giorni dopo l'ingresso (Dino Falciola).
  • Costruire la fotografia iniziale dal basso: interviste sistematiche a partire dal livello meno due, con le stesse domande per tutti e dentro anche agenti e clienti (Eugenio Cecchin).
  • Nelle aziende piccole, dove non c'è linea di successione, si può surrogare le funzioni invece di sostituire subito le persone (Dino Falciola); ma tardare a delegare blocca la fase di crescita successiva (Michele Bruno).
  • Anche senza sostituire nessuno, un cambiamento organizzativo minimo e formale — spaccare il commerciale, portare la qualità a riporto diretto — fa capire che è cambiata la musica (Luca Marabottini).
  • Preferire pochi KPI grossolani ma misurabili dove si lavora: le stufe al giorno per persona, leggibili dall'operaio e legate al premio di produzione, battono quindici indici di produttività (Eugenio Cecchin).
  • Il prezzo è una leva più rapida di quanto si creda, ma regge solo se si riprende il controllo sulla generazione degli ordini (Pierre Lahutte).
  • Impostare un vero stakeholder management verso i fondi: aspettative ragionevoli, riallineamento frequente, più dialogo e non meno (Michele Bruno, Matteo).
  • Separare il team che presidia l'ordinario da quello che costruisce lo straordinario (Pierre Lahutte, Eugenio Cecchin), oppure, con un team unico, incentivarlo anche sul lungo periodo (Riccardo Garrè).

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